| La
maniglia moderna e la produzione Olivari |

Schizzi di studio e
disegno per la facciata del nuovo stabilimento Olivari, Borgomanero
Novara
(1989-1991)
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Dal libro "L'architettura
presa per mano"
a cura di Stefano Casciani,
Idea Books, Milano 1992
Ernesto
Olivari
L'attuale fase storica dell'industria per l'architettura ci sembra adatta per
una riflessione sui rapporti tra progettazione e produzione. Queste nella storia
della nostra azienda non sono mai state disgiunte dalla ricerca e dall'innovazione
formale: "garantita", in un certo senso, dalla qualità creativa
e professionale dei progettisti che in più
di ottant'anni hanno collaborato con Olivari.
Ci è sembrato perciò
importante ricostruire criticamente storia e attualità della nostra produzione:
come case study di possibile interesse generale ma anche per i nuovi orientamenti
che ci proponiamo.
L'altro
nostro desiderio era quello di tentare di riempire, almeno in parte, il vuoto
di comunicazione che ancora oggi in Italia circonda la storia della maniglia.
In questo senso riteniamo che il saggio introduttivo del libro, le successive
shede riferite ai singoli autori e prodotti, insieme con la ricca documentazione
per immagini, possano essere utili a una vera, futura catalogazione storica della
maniglia: quella catalogazione che, come il progetto di un piccolo "Museo
della maniglia moderna", fa parte dei nostri programmi futuri.
Ci auguriamo dunque che queste iniziative di comunicazione possano essere interessanti
per tutti gli "addetti ai lavori", soprattutto architetti e progettisti
di spazi abitativi: ma vorremmo anche che da questo inizio di documentazione potessero
nascere nuovi studi e ricerche su un oggetto semplice ma importante, nella vita
quotidiana come nella storia del prodotto industriale.
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Alessandro Mendini
Da qualche tempo ho assidui
colloqui con i fratelli Olivari che - tenendo cara la continua testimonianza del
loro padre - stanno inquadrando la loro politica nel contesto del panorama culturale
del design anni Novanta. Nel percorso attraverso i decenni Sessanta, Settanta
e Ottanta l'industria Olivari ha toccato con grande correttezza le tappe principali
del Bel Design italiano, coinvolgendone tutti i protagonisti.
Ancora prima Marcello Piacentini aveva disegnato le famose maniglie in bronzo
per il Palazzo di Giustizia di Milano, che ora l'industria rimette in edizione.
Stiamo usando il metodo di fare oscillare un pendolo che - dal limite dei primordi
di un'azienda sempre votata all'altra tecnologia - si muova lungo la linea qualitativa
della sua tradizione e indichi il tracciato del suo futuro.
Un futuro che tenga conto della storia Olivari, aprendola però alle istanze
di eclettismo e di agilità implicite in un catalogo che voglia porsi un
ruolo protagonista nelle trasformazioni linguistiche e produttive attuali. Nell'architettura,
la maniglia è una specie di miniatura.
Essa
appartiene alla storia del costume, e rispetto a una casa ha lo stesso compito
estetico che un gioiello ha rispetto corpo umano.
Inoltre, per svolgere
bene la sua reale funzione di strumento, la maniglia condensa in sé materiali
e finiture sempre più sofisticate.
E anche va detto che la maniglia è l'impugnatura, quella zona della porta
da toccare con la mano per passare da una in un'altra stanza, cioè per
aprire o chiudere, per accettare o negare il possibile mistero di una soglia.
E' per questo che ogni architetto tende volentieri a impegnarsi in questo progetto,
che è tanto piccolo, quanto difficile e virtuoso: spesso anche per marcare
i propri edifici con un segno personale sulle loro porte, così come pure
è successo a Marcello Nizzoli, Gio Ponti e ad altri maestri ancora.
L'approfondimento di tutti i temi in gioco nell'industria Olivari, compresa la
revisione dell'organigramma, della dimensione produttiva e del sistema di comunicazione,
ha condotto al progetto di ampliamento della fabbrica e a una nuova palazzina
per gli uffici. Nella palazzina, la cui attenta impostazione architettonica è
omologa e riassume le problematiche di design esposte, viene applicata la maniglia
di Marcello Piacentini, che viene assunta come "immagine simbolo". E
si pensa pure all'idea - almeno teorica - di un "museo della maniglia",
di cui queste iniziative di comunicazione sono una prima verifica.
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Fabbrica Olivari 1920
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