| Mangiarotti
riesce a riunire l'intuizione progettuale di stampo funzionale e una libera risoluzione
formale. |
Chi è Angelo Mangiarotti

Maniglia Como, esposta all'VIII Triennale di Milano (1947
prod. Olivari)
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Dal
libro"L'architettura presa per mano", a cura di Stefano Casciani, Idea
Books, Milano, 1992
Nel design come
nell'architettura Mangiarotti sfugge a qualsiasi tentazione "Stilistica":
da una personalissima interpretazione dell'ideologia modernista - fedeltà
"libera" al principio funzionale - egli ricava oggetti che pur nelle
diverse scale (urbane, domestica, microdomestica) sono altrettanti unicum.
Così i suoi progetti (architetture, mobili, posate, vasi) sono di volta
in volta "geometrici", "tecnologici", "organici"
secondo le mille, mutevoli condizioni che vincolano tutti i progetti di qualità. |

Poltrona
in vetroresina Chicago
(1983 prod. Skipper)
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La
sua prima maniglia prodotta da Olivari (Como, 1947) è caratteristica però
di un filone preponderante nel suo lavoro, specialmente in riferimento ai prodotti
per la serie: quello legato a un'interpretazione strettamente antropomorfa o "naturalistica"
del progetto.
Con la Como Mangiarotti mette infatti a punto una forma molto ergonomica, in cui
tutte le curve e le misure sono commisurate alla mano che apre la porta: i riferimenti
sono Gaudi, ma anche Guimard, che ricava una maniglia in ceramica dal calco interno
della mano chiusa.
Nella produzione Olivari questa maniglia inizia il filone "organico"
su cui si eserciteranno anche Nizzoli, BBPR e Albini. A distanza di più
di quarant'anni, su sollecitazione dei fratelli Olivari, Mangiarotti ripensa integralmente
l'idea della maniglia: constatata la frequenza con cui ci si avvicina alle porte
in una posizione diagonale, propone una soluzione adeguata: la maniglia si presenta
in pianta in posizione angolare, la presa è facilitata da una leggera impronta.
Come sempre Mangiarotti riesce a riunire l'intuizione progettuale di stampo funzionale
e una libera risoluzione formale.
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(c) 1998 - 2000 OLIVARI
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